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Come tutti i piccoli festival, IRISHFILMFESTA è tenuto in piedi dalla passione e con la fatica dei suoi promotori (Anthony Souter, Francesca Prandi, Susanna Pellis). Passione e fatica che però non sarebbero state sufficienti senza l’appoggio di Adriano Pintaldi (Roma Film Festival), che ci ospita per il secondo anno; senza la collaborazione di Sunniva O’Flynn e Aoife Coughlan (Irish Film Institute); senza la partecipazione e l’entusiasmo dei protagonisti irlandesi invitati a Roma. Proprio la grande disponibilità degli autori e dei produttori irlandesi consente alla selezione di essere di tutto rispetto: i titoli che arrivano a Roma sono non solo inediti in Italia, soprattutto formano una rassegna molto rappresentativa della varietà e dell’originalità di cui il cinema irlandese degli ultimissimi anni si sta mostrando capace. A conferma di questa varietà, nel programma non ci sono solo lungometraggi di finzione, ma un eguale numero di documentari d’autore, e un cortometraggio premio Oscar.
Un appuntamento da non perdere è con il nuovo film di Lenny Abrahamson, Garage (2007): pellicola asciutta nello stile ma di grande intensità, che racconta una storia vera e conferma tutto il talento del suo giovane autore. Vera è anche la vicenda di H3 (Les Blair, 2001), sugli scioperi della fame degli anni Ottanta, che portarono alla morte Bobby Sands e altri nove repubblicani irlandesi nel carcere di Long Kesh, in Irlanda del Nord: il film è stato sceneggiato da uno degli Hunger Strikers di quegli anni, Laurence McKeown, ospite del festival.
Decisamente spiazzanti, per temi e ambientazioni, gli altri due lungometraggi in programma: The Front Line (2006), opera seconda di David Gleeson, su un rifugiato congolese che cerca di rifarsi una vita a Dublino; e Small Engine Repair (Niall Heery, 2006), un film sull’amicizia mashile e sulla musica country che si direbbe girato nel nord dell’America invece che nel nord dell’Irlanda.
La sezione Irish Doc propone innanzitutto un titolo storico: il rivoluzionario Rocky Road to Dublin di Peter Lennon, del 1968. Un film di cui in Irlanda è stata impedita la visione per decenni e che torna ora, in versione restaurata, senza aver perso la propria carica eversiva.
Gli altri documentari sono tutti recentissimi: Saviours (di Liam Nolan e Ross Whitaker, 2008) su tre pugili dilettanti della palestra St. Saviours di Dublino; Chippers (di Nino Tropiano, 2008), su una comunità di italiani emigrati dalla provincia di Frosinone che sono riusciti a conquistare il monopolio del Fish & Chips a Dublino.
Chiusura di lusso con l’anteprima del documentario Gabriel Byrne - Stories from Home (2008), che sarà accompagnato dal regista Pat Collins. Una biografia d’attore che è al tempo stesso una raccolta di film e una sorprendente confessione intima, e dove la vita personale del famoso interprete dublinese affianca e incrocia continuamente quella dei suoi personaggi. Opera d’autore e testimonianza inedita, Stories from Home riunisce, e in un certo senso suggella, le due anime del festival, quella finzionale e quella documentaristica; e intanto insiste sul cinema irlandese come cinema di attori.
Di questa giovane cinematografia e dei suoi grandissimi interpreti io sono alla continua scoperta, con un piacere che in occasione di IrishFilmFesta vi invito a condividere.
Susanna Pellis |
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